Il Tango si balla così

Incontro amoroso che comincia con lo sguardo. Continua nell’abbraccio e si dispiega nel ballo. Contrattempo di esperienza e creatività, di equilibrio con sensibilità, comunicazione complice con schiva seduzione. Già dall’abbraccio ci si accorda, senza bisogno di parole, sulla qualità della disponibilità reciproca. La vicinanza, l’apile, il modo in cui le teste si toccano, la pressione del braccio di lui intorno alla sua cintura, il peso del braccio di lei intorno al collo di lui.

Nell’uscita lui già definisce la lunghezza dei passi e l’energia che gli è propria. Lei accetta la scommessa e risponde con la sua energia contenuta. Ballano insieme, condividendo spazi pieni e vuoti. Ciascuno ascolta il corpo dell’altro, indovina i suoi piedi, ne registra l’emozione, l’ansietà, a volte la sorpresa. Dialogo segreto di domande e risposte. A volte preghiera, contrattazione, esigenza. Altre riservatezza, pudore, diffidenza. Non si guardano, né si parlano. Se hanno bisogno di parole è perché il linguaggio del corpo viene meno. Lei non prende l’iniziativa, introduce soltanto qualche abbellimento che non disturba la continuità del movimento. Percepisce l’intenzione e ritarda appena per creare aspettativa e una lieve tensione che indica che lei è li, presente, e che lui non sta ballando da solo.

Nel tango, come nella vita, l’unico dominio del tempo che la donna ha rispetto all’uomo è quello di frenarlo, mai di affrettarlo. E in questo consiste la sua arte: l’uomo avanza ela donna resiste, senza troppa convinzione, certamente. Il milonguero esperto non ha bisogno di marcare troppo. La prende con fermezza tra le braccia e la protegge nel suo petto. “Se la porta addosso, addormentata”, e la guida con il ritmo cadenzato del suo proprio respiro. Sembrano essere uno solo, corpo e anima. Però si dice che per ballare il tango è necessario essere in due. E tuttavia due non bastano. In questa celebrazione uomo e donna ballano accompagnati.

Ballano con la musica, lenta, soave o rapida e vivace. Con ogni orchestra e il suo stile unico, seguendo il ritmo o la melodia, il bandoneon o il violino. Con il cantante che gli sussurra ritagli di sogni o di incubi. Balla ciascuno con se stesso, con il suo sentimento, il suo corpo, il suo udito che trasforma la musica in movimento. Ballano con le altre coppie, in circolo, formando un grande coro che moltiplica l’energia di ciascuno. Ballano con il pavimento che gli restituisce le vibrazioni degli altri ballerini e a cui ridanno carezze per l’appoggio che gli offre. Ballano anche con lo sguardo esterno di un pubblico, reale o immaginario, che li protegge e li apprezza.

Sottile equilibrio di rapporti in cui nessuno deve prevalere. L’egoista che balla solo per sé, priva il compagno di un’unione tanto desiderata. La coppia che si chiude, resta isolata, rinunciando a ricevere il fuoco sacro dei tori, e ad apportare il proprio ardore alla danza tribale. Quelli che vogliono soltanto esibirsi tradiscono la propria intimità.

Ma quando tutti questi elementi sono presenti nella stessa misura, la comunione è perfetta. Misteri di corpi in armonia. Magia del tango che li conduce all’estasi, l’emozione è intensa e totale, corpo e anima. In un’assurda contraddizione desiderano che quel tango duri per sempre e che finisca presto per paura che un disguido possa rompere l’incanto.

Si spegne l’ultima nota, fanno durare l’abbraccio ancora per qualche istante. Quando l’esperienza è fuori del comune, le parole sono di troppo, si guardano quasi con pudore, o non si guardano neppure, commossi e sgomenti, dalla totalità del darsi.

(Brano tratto dalla rivista argentina “El Tangauta” e tradotto da Aurora Tacus)